Vaia, pandemia e ferite globali

Negli ultimi anni il mercato del legname, sia nazionale che internazionale, non ha dovuto affrontare solamente l’emergenza Vaia, ma anche altre forti tempeste di vento e condizioni di aridità nell’Europa centrale, la propagazione di numerosi e devastanti incendi a livello mondiale (Siberia, Centro Africa, Amazzonia, Australia) e gli effetti della pandemia da Covid-19. Proprio la pandemia e le misure di rilancio dell’economia degli ultimi mesi hanno favorito la creazione di uno scenario opposto rispetto a quello creato da Vaia.

Se, infatti, la tempesta Vaia ha provocato un surplus di offerta e una conseguente saturazione della domanda, lo scenario generatosi a valle della pandemia ha favorito un aumento repentino della richiesta di materiale da industria, e quindi anche di legname, e una rapida crescita dei prezzi.

La pandemia, infatti, nel sistema foresta-legno ha visto il boom di alcuni settori, come quello delle carte ad uso igienico-sanitario, il fai-da-te e gli imballaggi. Spinti da questa situazione e dalla forte ripresa post-pandemia, negli ultimi mesi, molte segherie europee hanno incrementato la loro produzione, utilizzando in maniera cospicua anche i tronchi danneggiati sia da recenti eventi atmosferici che da attacchi parassitari.

Una situazione simile sta emergendo anche nelle aree del Nord-est italiano, colpite da Vaia, in cui l’interesse degli acquirenti verso le aste di legname, anche se schiantato e a terra da oramai tre anni, sta aumentando. Questo fatto, insieme ad una crescente domanda globale di prodotti legnosi, sta contribuendo ad innalzare i prezzi del legname anche nel nord-est italiano, tornando quasi ai livelli pre-Vaia.

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