La tempesta Vaia e gli impatti sulle foreste del nord-est

Tra il 29 e il 30 ottobre 2018 la tempesta Vaia si è abbattuta, con raffiche di vento con una velocità superiore ai 200 km/h, sulle Alpi del nordest italiano. La tempesta Vaia è considerato il singolo evento di maggior impatto agli ecosistemi mai registrato fino ad oggi in Italia. Tuttavia, nei prossimi anni eventi simili saranno sempre più frequenti, specialmente a causa del cambiamento climatico in atto. Gli impatti di Vaia sono stati particolarmente ingenti per i popolamenti forestali e hanno interessato una grande varietà di formazioni (come le peccete, le pinete e le faggete), di tipi strutturali (sia foreste monostratificate che pluristratificate) e di settori altitudinali. A seguito di Vaia, sono stati registrati danni in circa 42.500 ettari di foreste, con una stima complessiva di 8,7 Mm3 di legname schiantato. Per comprendere meglio la portata dei danni apportati da questo evento, basti pensare che la stima iniziale di 8,7 Mm3 di legname schiantati da Vaia costituiscono una quantità superiore di 37% rispetto ai prelievi annui nazionali registrati dall’ISTAT (6,3 Mm3). Se si fa riferimento al legname da industria (al netto del legname di pioppo che proviene da piantagioni specializzate), Vaia ha abbattuto una quantità almeno 7 volte maggiore della quantità di legname da industria annualmente lavorato in Italia.

Figura 1. Danni forestali da Vaia in conseguenza alla tempesta Vaia (immagine da Chirici et al, 2019)

Nel Veneto più di 5.100 ettari di foreste sono stati quasi totalmente abbattuti da Vaia, mentre altri 7.000 ettari hanno registrato schianti parziali (30-80% di alberi schiantati). Nel contesto veneto, la Provincia di Belluno è stata “l’epicentro” della tempesta. Infatti, in questa provincia, quasi 3000 ettari di popolamenti forestali sono stati completamenti abbattuti, e più 3500 ettari forestali hanno registrato danni tra il 30% e l’80% di alberi abbattuti. In particolare, i comuni di Rocca Pietore, Santo Stefano di Cadore, Colla Santa Lucia, Livinallongo e Rivamonte Agordino hanno registrato i maggiori danni al patrimonio forestale.
In termini economici, considerando solo il valore del legno schiantato, i danni alle foreste venete si aggirano sui 75 M€, considerando un prezzo medio di macchiatico prima dell’evento di 50 €/m3. Nella provincia di Belluno si può stimare che i danni economici alla biomassa legnosa si aggirino sui 30 M€. Oltre al danno economico relativo al legname schiantato/danneggiato, è da tenere in considerazione come gli impatti della tempesta Vaia abbiano riguardato anche la mancata erogazione di servizi ecosistemici, come i servizi di protezione idraulica, dalle valanghe o quelli legati alla conservazione del carbonio. A proposito di ciò, solo per il Veneto, si può stimare che il valore del danno da emissione di carbonio (visto un prezzo attuale di 60 €/ton CO2) è di circa 90 M€.
Nel computo dei danni va tenuto in considerazione che negli anni successivi alla tempesta Vaia si sono registrati estesi attacchi di bostrico, un coleottero che partendo dalle piante schiantate lasciate in bosco, porta al rinsecchimento delle piante, in particolare di abete rosso. Nell’esperienza di molti paesi centro-europei i danni da bostrico si sono rilevati spesso molto più estesi di quelli da schianti.

La ferita di Vaia

La tempesta Vaia, con l’abbattimento di più di 12 Mm3, è stato un avvenimento unico per molti aspetti: Vaia non solo è stata l’evento più disastroso per i boschi del nord est Italia mai registrato nella storia recente, ma è stato il singolo evento di maggior danneggiamento del Capitale naturale in Italia. Nemmeno l’alluvione del 1966 aveva procurato così tanti danni alle nostre foreste.

APPROFONDIMENTI

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