Un esempio: le segherie di Auronzo

Un esempio delle difficoltà incontrate ci viene da Auronzo. Già il 17 aprile 1915 l’Ufficio Autonomo delle Fortificazioni di Belluno richiedeva al Sindaco di Auronzo un elenco di tutte le segherie esistenti e la loro produzione giornaliera nell’eventualità di un conflitto. Queste segherie in effetti da allora in poi sarebbero risultate indispensabili per far fronte ai bisogni dei militari e lavorare il legname requisito, con operai impegnati in turni di giorno e di notte e per di più con i Carabinieri messi di guardia contro manchevolezze o furti.

Il Sen. Pietro Vecellio ricordava come alla vigilia della Grande Guerra in Auronzo la maggior parte della produzione boschiva venisse condotta via acqua, con la cosiddetta “menada”, fino alle seghe di Perarolo. Solo modeste quantità di legname erano lavorate in loco per le esigenze del paese (rifabbrico o privati) nelle segherie che funzionavano con l’acqua dell’Ansiei. Due erano a valle del Ponte Malon, la prima del Comune e gestita da Giovanni Zorzi, la seconda condotta dai Bombassei Vettor, mentre una terza si trovava a Villapiccola per i bisogni di quella frazione.

Ad esse si era aggiunta però nel 1912 una segheria elettrica realizzata dalla ditta Feltrinelli in località Ferieve, con impianto a vapore funzionante con gli scarti del legname, e pure essa fu utilizzata durante la guerra. Le macchine finirono distrutte nella ritirata del 1917, ma vennero in qualche modo ripristinate dagli austriaci durante l’invasione. Nel 1914 infine la ditta Monti aveva impiantato una segheria elettrica con falegnameria in via Alpini.

Questi ultimi due stabilimenti divennero poi oggetto di numerose ricognizioni fotografiche dell’aviazione austriaca e forse costituirono i veri obbiettivi del bombardamento aereo avvenuto sul paese il 3 maggio 1916.

Torna a “IL FABBISOGNO DI LEGNAME DURANTE IL CONFLITTO”