Tante diatribe sullo sbarramento della Val Maè

L’Ufficio Scacchiere Orientale nel gennaio del 1909 presentò uno studio particolareggiato per l’individuazione del sito più idoneo per un’opera difensiva atta a sbarrare la Val Maè. Partendo dal presupposto che le posizioni alla testata della valle tra i massicci del Coldai (m 2396) e del Pelmo (m 3168) male si prestavano ad un efficace sbarramento, esso prospettava la posizione arretrata di Col Pradamio (m 117), con relativa strada d’accesso e corpo di guardia a valle, in località Casoni, nonché un ricovero e corpo di guardia a Forcella Moschesin (m 1961), a sud di M. Castello (m 2499), attraverso la quale da La Valle Agordina si poteva raggiungere il Maè.

La chiusura veniva dunque concepita a valle della conca di Forno di Zoldo, dove confluivano tutte le provenienze dalla Val Boite, dalla Val Fiorentina o dalla Val Cordevole, e dove l’obiettivo dell’opera avrebbe dovuto essere uno solo, quello del controllo della rotabile di fondo valle.

Dopo ulteriori studi, cui partecipò anche S.A.R. il Duca d’Aosta, si propose nel 1910 un’opera corazzata su M. Castellin (m 1580), ad ovest dello Spitz S. Piero (m 2084), soluzione indubbiamente interessante per l’appoggio che avrebbe assicurato alla già decisa occupazione di M. Rite e all’intera difesa della Val Boite, ma invero assai dispendiosa. Fu avanzata anche l’ipotesi di portare lo sbarramento alla confluenza del Maè nel Piave, dove sboccavano le provenienze dalle Prealpi Carniche, e in tale contesto la scelta cadeva su M. Degnon (oggi Col della Sparlonga, m 1141), a sud di Longarone, con un’opera dotata di cannoni da 149 A. Alla fine però si ritornò a Col Pradamio, la cui strada e postazione all’entrata in guerra erano già ultimate, con il presidio di mezza compagnia del 9° Reggimento da Fortezza e 4 cannoni da 75 A.

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