Quale lezione dall’esperienza di Vaia?

Il sistema produttivo forestale italiano ha subito notevoli impatti a causa della tempesta Vaia ed è possibile trarre alcune lezioni da questa esperienza, ad alcuni anni dall’evento. Il valore economico delle nostre foreste è solitamente attribuito alla produzione di materie prime, tuttavia va considerata anche la prospettiva della politica climatica. In Italia, infatti, le biomasse forestali rappresentano di gran lunga la principale fonte per la produzione di energia rinnovabile e non va quindi sottovalutato il ruolo delle foreste nello sviluppo della produttività.

L’esperienza di Vaia e della pandemia COVID-19

Alla fine dell’ottobre 2018, i venti che hanno colpito le Alpi orientali superando localmente i 200 km orari, hanno provocato danni gravissimi alle foreste del Trentino-Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia. In particolare, le zone più colpite dalla tempesta Vaia sono state le Province di Belluno e Vicenza nel Veneto, la Provincia Autonoma di Trento e la Provincia Autonoma di Bolzano. Fin dall’ottobre 2018 le amministrazioni regionali e provinciali hanno immediatamente provveduto a mettere in sicurezza il territorio, un’operazione che continua ancora oggi. Alla fine del 2020 lo scenario post Vaia era quello descritto nella Tabella 1.

Superficie colpita (ha) Volume schiantato (1.000 m3) Volume rimosso (2020) (1.000 m3) % su schiantato
PA Bolzano 5.918 1.630 1.630 100
PA Trento 19.545 4.057 2.480 61
Veneto 12.227 3.000 7501 25
Lombardia 4.804 700 476 68
Friuli-Venezia Giulia 3.700 800 416 52
TOTALE 45.834 10.187 5.752

Vaia, pandemia e scarsa governance del mercato del legno

Negli ultimi anni il mercato del legname internazionale, non è stato influenzato solamente dall’emergenza Vaia, ma anche da altre forti tempeste di vento e condizioni di aridità nell’Europa centrale, dalla propagazione di numerosi e devastanti incendi a livello mondiale (Siberia, Centro Africa, Amazzonia, Australia, California, Spagna, Portogallo e, soprattutto nel 2021, Italia) e dagli effetti economici della pandemia da Covid-19 .  Paradossalmente, dopo un periodo di crollo dell’economia del legno, nel 2021 le forti misure di rilancio dell’economia adottate negli Stati Uniti e in Unione Europea hanno determinato uno scenario opposto rispetto a quello creato da Vaia, con prezzi di molto superiori al periodo pre-Vaia.

Se, infatti, la tempesta Vaia ha provocato un surplus di offerta, la repentina crescita degli investimenti nel settore edilizio legata alla ripresa economica  ha favorito un aumento della domanda di materiale per costruzioni, e quindi anche di legname, e una rapida crescita dei prezzi. Peraltro, durante la pandemia, alcuni segmenti del sistema foresta-legno hanno mantenuto alti livelli della domanda, come quello degli imballaggi, delle carte ad uso igienico-sanitario, del fai-da-te. Spinti da queste dinamiche, a partire dal 2021 molte segherie europee hanno incrementato la loro produzione, utilizzando in parte anche i tronchi danneggiati sia da recenti eventi atmosferici che dagli attacchi parassitari.

Una situazione simile sta emergendo anche nelle aree del Nord-est italiano, colpite da Vaia, in cui l’interesse degli acquirenti verso le aste di legname, anche se schiantato e a terra da oramai tre anni, sta aumentando. Questo fatto, insieme ad una crescente domanda globale di prodotti legnosi, ha portato ad un innalzamento dei prezzi del legname anche nel nord-est italiano. Se i proprietari dei boschi danneggiati, opportunamente supportati dalle istituzioni, si fossero organizzati nell’esbosco dei tronchi danneggiati da Vaia e nel loro temporaneo stoccaggio senza metterlo immediatamente sul mercato a prezzi stracciati, ora in una condizioni di mercato opposta avrebbero ottenuto alti profitti e, nello stesso tempo, avrebbero ridotto i problemi di approvvigionamento del settore delle costruzioni. Speriamo che Vaia abbia insegnato una lezione che potrà certamente essere utile nel futuro, dal momento che eventi come quelli a cui abbiamo assistito nel 2018 sono destinati a ripetersi.

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