Novità e criticità di Vaia sul mercato del legno

Nell’esbosco di legname dai boschi danneggiati da Vaia si è potuta notare una notevole capacità di adattamento alle condizioni eccezionali del mercato: oltre alle ditte boschive locali si sono attivate grandi imprese da fuori regione e perfino da altri paesi (Svizzera, Austria, Slovenia), anche con impiego diretto o in subappalto dei lavori a operai sloveni, croati, bosniaci, estoni.

Importante il fatto che, anche grazie all’entrata sul mercato di operatori extra regionali, il parco macchine si è significativamente adeguato e modernizzato, con effetti che avranno certamente impatti positivi nel futuro.

La stessa velocizzazione dei processi amministrativi ha fatto apprezzare i positivi effetti di una razionalizzazione del sistema, mentre lo stress test ha confermato le grandi difficoltà nella capacità di adeguamento della filiera nazionale rispetto alla prime fasi di lavorazione della materia prima, con un conseguente crollo dei prezzi.

Dove è finito il legname di Vaia?

Le vicine ditte boschive e segherie di Austria e Slovenia, principali partner e punti di riferimento per il mercato del nord-est, sono state molto attive acquisendo quantitativi considerevoli del legname schiantato.

L’esportazione di legname proveniente dal Veneto e dal Friuli-Venezia Giulia verso segherie austriache, successivamente importato in Italia come segato, ha fortemente colpito l’attenzione dei media, ma non si tratta di un fenomeno nuovo: è solo l’indice di un processo di indebolimento complessivo del sistema industriale della prima lavorazione del nord-est.

All’Austria e alla Slovenia come preferenziali mercati di sbocco del legname danneggiato da Vaia, nel 2019 si è affiancata la Cina, un mercato del tutto insolito per il legname grezzo italiano. In particolare, il legname delle foreste della piana di Marcesina (e in particolare dal Comune di Grigno che ha concluso un’asta di 276.500 m– la più grande mai realizzata in Italia), di Rocca Pietore (30.000 m3), del Nevegal (17.500 m3) è stato indirizzato al mercato cinese contribuendo a mantenere i prezzi relativamente meno bassi rispetto alle condizioni di mercato della drammatica congiuntura al ribasso.

Gli sbocchi interni del legname di Vaia

Se la nostra capacità di esportazione all’estero di legname è cresciuta ma non in maniera significativa, ci si potrebbe legittimamente chiedere: dove è finito il legname di Vaia?

Una risposta logica e parzialmente confermata da indagini sul campo è che una buona quantità del materiale sia stata impiegata per imballaggi e per produrre cippato.

Una parte di questo legname inoltre è stata venduta ma non esboscata, anche a causa delle difficoltà vissute fino all’autunno del 2020 nel mercato del legname.

La disponibilità immediata di un quantitativo straordinario di materiale legnoso sul mercato locale, così come su quello del centro-Europa, il rallentamento dell’economia alla fine del 2018 e la crisi economica legata al lockdown per il Covid-19 hanno provocato una drastica caduta dei prezzi del legname e le ditte che avevano acquistato lotti pur a prezzi molto ribassati rispetto alla fase pre-Vaia, si sono trovate di fronte ad un mercato dei tronchi così depresso da non essere in grado di coprire i costi dell’esbosco.

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