L’utilizzo delle teleferiche

Le impellenti necessità imposte dal confitto portarono ad un’organizzazione del lavoro che, come in altri comparti della produzione bellica, prevedeva larga estensione dei cottimi, rigida disciplina militare, lavoro diurno e notturno, tutti fattori che trovavano un drammatico contrappunto nel sensibile aumento degli infortuni e degli incidenti mortali.

D’altro canto le esigenze militari apportarono rilevanti modificazioni nelle modalità di produzione. Così la costruzione delle ferrovie militari determinò lo spostamento degli impianti più a monte e il progressivo abbandono della tecnica della fluitazione. Le zattere ed i tradizionali carri di trasporto furono via via soppiantati da teleferiche, treni, camion e trattrici a rimorchio, simboli della nuova “modernità” bellica, capaci di innovare  significativamente la tecnica di esbosco.

Correva la primavera del 1916, il conflitto con l’Austria era in atto ormai da un anno e le iniziali speranze di Cadorna di un rapido superamento delle difese austriache a Landro e Moso per una nostra offensiva verso Dobbiaco e Fortezza, erano ormai svanite davanti alla dura realtà di una lunga e logorante guerra di posizione. Ecco dunque la Val Boite trasformarsi in un corridoio d’accesso alla linea di fronte distesa tra Lagazuoi, Tofane, Cristallo e M. Piana, un cordone ombelicale indispensabile per l’afflusso di uomini, mezzi e viveri, che, arrivati in treno a Calalzo, continuavano poi il viaggio verso Cortina su camion lungo la strada d’Alemagna. Ma alla storica arteria si aggiungeva, in provvidenziale sinergia, pure la nuova, fiammante teleferica “Spadaccini” che portava fino a Peaio derrate alimentari, armi e munizioni direttamente dalla stazione di Perarolo, alleggerendo così lo smistamento dei carichi, già problematico, alla stazione di Calalzo e pure il traffico lungo la strada della Val Boite.

Questa teleferica era un vero capolavoro di ingegneria, concepito già negli anni immediatamente precedenti il conflitto per i lavori del forte corazzato di M. Rite. Partiva nei pressi di  Perarolo (m 542), dove era ubicata la stazione di carico, e con diverse stazioni d’angolo e motrici (a Caralte, a Suppiane e in località Le Nove), nonché con grandiosi cavalletti, alti anche 44 metri, portava prima alla stazione di Ruvinian (m 877) e quindi alla stazione motrice e scarico del forte di M. Rite (m 2183). Il percorso venne poi completato da un ulteriore braccio che collegava Peaio (m 886) con Ruvinian, facilitando l’inoltro dei carichi dalla strada d’Alemagna in direzione ovest.

Ma centinaia di altre teleferiche, piccole e grandi, furono impiantate nel corso del conflitto a ridosso del fronte e nelle retrovie, come quella che da Cortina arrivava a Vervei, o quella che partiva da S. Caterina d’Auronzo e raggiungeva Danta e Casada in Comelico, o ancora le decine di impianti, a motore e a mano, allestiti in Vallon Popera dopo la conquista del Passo della Sentinella del 16 aprile 1916.

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