L’effetto della crisi nelle comunità montane

Gli aumenti però tra l’inizio del 1914 e la fine del 1915 non furono uguali sull’intero territorio nazionale: mentre nelle vallate della zona di guerra il prezzo del legno segato d’abete crebbe fino al 50%, quello dello stesso legno importato aumentò fin oltre il 300%. Ciò fu dovuto proprio al fatto che in zona di guerra intervennero requisizioni e norme restrittive dell’Amministrazione Militare per fissare i prezzi, fuori dal libero gioco delle leggi economiche, creando una sorta di mercato artificioso a prezzi bassi. Le industrie nazionali consumatrici di legname comunque scontarono in pieno la crisi, costrette a pagare 300 quello che prima della guerra pagavano 100, con un conseguente rincaro dei loro prodotti che andava a carico dei consumatori.

D’altra parte gli imprenditori del taglio e dell’allestimento delle piante in tronchi da sega e del loro trasporto alle segherie, oltre a risentire delle decurtazioni subite dai commercianti, si trovarono in grave difficoltà per la scarsità di boscaioli e mezzi di trasporto assorbiti dall’Esercito. Questo problema si manifestò più evidente proprio in Cadore, dove i proprietari d’abetine solevano vendere le loro piante non in piedi, come si usava per esempio in Lombardia, ma già tagliate, ridotte in tronchi da sega e trasportate “a pié di bosco”.

Ma tutti i proprietari di boschi in generale in Italia, indipendentemente dai sistemi di vendita adottati sulla base di particolari consuetudini locali, vedendo i prezzi mantenersi uguali o poco superiori rispetto a quelli del tempo di pace in forza delle requisizioni e delle vendite all’asta sotto l’imperio dei bandi, non furono certo stimolati ad intensificare i tagli di piante e tutto ciò portò ad una minore produzione dei boschi. Questo fenomeno si manifestò ancor più forte in quelli di alta montagna, lontani dalle strade, con conseguenti riflessi anche sulla rendita fondiaria e quindi pure sui bilanci di molti comuni ed enti morali di montagna, che fino allora, ricorrendo proprio a questi introiti, erano riusciti a provvedere ai bisogni pubblici basilari di intere collettività montane.

Torna a “IL FABBISOGNO DI LEGNAME DURANTE IL CONFLITTO”