Le segherie nel settore della IV Armata

Quando il sistema dei Comitati fu avviato, Cadore, Carnia e Altipiani rappresentarono tre modelli diversi di gestione delle risorse. In Cadore, una delle zone forestali più ricche, oltre al “Comitato”, il comando della IV Armata costituì un’apposita “Direzione legnami”, che curava il rifornimento per i reparti locali e provvedeva pure in parte ai bisogni delle altre Armate.

Per aumentare i materiali disponibili, tra il febbraio e il marzo del 1916, i ministeri degli Interni e dell’Agricoltura semplificarono le procedure amministrative per la vendita e il taglio dei boschi comunali, soppressero i controlli della Direzione Generale delle Foreste e permisero agli ispettori forestali e ai prefetti di approvare i progetti di taglio. Liberata dai vincoli legislativi, la macchina militare cominciò a mettersi in moto e l’Intendenza generale fissò per il 1916 un fabbisogno di circa 200.000 metri cubi di legname, dei quali 134.000 (poi portati a 150.000) da prelevare nella “zona di guerra”.

Gli stabilimenti in esercizio nel settore della IV Armata erano oltre 60, dei quali una ventina completi di gatter (seghe alternative a taglio sottile, con diverse lame bloccate in un telaio mobile), seghe cadorine e circolari. Il tutto azionato da forza elettrica o prodotta con locomobili (veicoli semoventi dotati di un generatore di vapore con serbatoio di acqua che alimentava un motore a vapore), con un numero complessivo di 350 lame e con una produzione oscillante da 350 a 700 metri cubi al giorno di segati (da 15.000 ad oltre 30.000 tavole, lunghe m 4 e larghe m 0,20, con spessore mm 20-25). L’ubicazione degli stabilimenti fu scelta in relazione al massimo sfruttamento dei mezzi di trasporto del legname tondo alle segherie, ma anche col criterio di provvedere nel miglior modo alla distribuzione del legname segato alle truppe dislocate nelle varie vallate, nonché alle altre armate.

Il peso di tutto questo legname segato ai depositi e alle truppe poteva raggiungere un peso di 4.000 quintali al giorno e veniva effettuato a cura della Direzione delle Tappe. Strettamente connessa alla gestione del legname era quella della costruzione di baracche scomponibili e di baracche speciali per ospedali, magazzini etc. in diversi stabilimenti dotati di macchinari atti alla lavorazione del legno (erano almeno 5 e vi lavorano circa 200 operai). Al comando del Genio dell’Armata spettava naturalmente il compito di assicurare il miglior impiego del legname prodotto col criterio di un rigoroso risparmio.

Nel corso della primavera-estate del 1916 l’Intendenza realizzò nelle principali vallate cadorine otto grandi segherie militari (a Digon in Comelico, S. Fosca nell’Alto Cordevole, Venas, Borca, S. Marco nell’Alto Cadore, Auronzo, Campopiano presso Tre Ponti e a Perarolo), dotate di seghe alternate, multiple e circolari per la rifilatura.

La facilità di far pervenire i tronchi agli stabilimenti faceva sì che l’autorità militare acquistasse le piante in piedi e poi eseguisse autonomamente la lavorazione. Ai privati venivano affidate le utilizzazioni dei boschi posti nelle posizioni più difficili: in questo modo l’esercito riusciva a contenere i costi poiché si rivolgeva ai privati, acquistando il legname a prezzo “libero” solamente nel caso di necessità straordinarie.

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