Le ferite difficili da rimarginare nel dopoguerra: l’esempio di Cibiana di Cadore

I pendii di Rite, Fratta e Col Pero, nel comune di Cibiana, di una estensione complessiva di circa 140 ettari, formavano prima del 1915 un complesso continuato di boschi ben popolati, in prevalenza di abete rosso e larice. Ma proprio per l’irrazionale sfruttamento durante la guerra e nell’anno di invasione austriaca, essi presentavano negli anni ‘20 e ‘30 delle radure e spazi nudi che richiedevano il rimboschimento artificiale e naturalmente lo stretto divieto di pascolo.

Nel primo dopoguerra, per espresso desiderio del Comune di Cibiana, vista anche l’irrisoria somma disponibile di L. 2718,98 prebelliche (corrispondenti a L. 10.000 postbelliche), i lavori di ripristino furono limitati dapprima alle località Rite e Le Fratte, e successivamente continuati ed estesi anche a Col Pero negli anni ‘30. In particolare su M. Rite furono allora collocate a dimora 9000 piantine di abete rosso, in località Le Fratte 15.000 di abete rosso e 3000 di larice e a Col Pero 8000 di larice e 3500 di pino.

Le tre località, appartenenti al bacino idrografico di Valle di Roan, si trovano a 1600-2000 metri s.l.m., ed erano soggette a vincolo semplice nelle parti basse e tutelare nelle parti superiori. Hanno una pendenza media dal 40 al 70%, esposizione per lo più a sud, clima freddo e nevoso, terreno calcareo o argilloso, in parte dolomia, venti dominanti nord-ovest, acque di nessuna speciale importanza, ruscelli per lo più asciutti. Il Monte Rite presentava soprattutto due ettari di terreno ad est della Caserma Pizzarello da rimboscare con abete rosso, per una spesa complessiva di L. 2268. Particolare curioso: era previsto che un uomo scavasse per L. 16 al giorno 180 buche di cm 40 x 40 x 40, e che una donna, per L. 10 al giorno, mettesse a dimora 300 piante. I lavori furono seguiti dal delegato comunale di Cibiana Luigi Da Col, ex Sindaco, e dal Milite Forestale di Vodo sig. Lancioni.

Il Comune di Cibiana quantificò nell’immediato dopoguerra in L. 240.768,31 i danni di guerra per quanto riguardava i boschi e pascoli di proprietà comunale. Nel 1923 il Commissariato per le riparazioni dei danni di guerra, sulla base di disposizioni emanate dal precedente Ministero per le Terre liberate, volle scindere i danni causati dalla costruzione di strade militari da quelli dipendenti da fatti di guerra veri e propri, o comunque a questi connessi. Per quanto riguardava questi ultimi, si riscontrò un’esagerazione nella perizia di denuncia presentata, sia nei prezzi unitari, sia nei quantitativi, per cui la stima venne ridimensionata in L. 9.449,37, sulla base dei prezzi anteguerra.

Per i danni legati alla costruzione di strade, si ribadiva l’impossibilità, di una stima proprio per il fatto che queste arterie sarebbero state conservate e destinate a servizi civili, venendo così a produrre perfino un beneficio per l’economia dell’intero paese.

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