L’arrivo degli austriaci e gli ultimi scontri di retroguardia in Cadore

Sempre il giorno 6 gli austriaci invadevano tutto il Comelico e alle 23.30 di quello stesso giorno giungevano ad Auronzo. In quella notte il paese temette davvero di finire sotto il fuoco dei cannoni del forte di M. Tudaio, che si presumeva avrebbe sparato per fermare o ritardare l’avanzata nemica. Per fortuna degli auronzani il giorno 7 i cannoni entrarono in azione solo verso il Comelico e Col Rementera ed alcuni proiettili caddero pure su S. Stefano.

Verso mezzogiorno del giorno 7 il forte corazzato veniva sabotato nei limiti del possibile, soprattutto nelle bocche da fuoco, ed il suo presidio si precipitava a valle per non essere accerchiato. Analoghi eventi scandivano pure l’abbandono dei forti di Col Vidal sopra Lozzo e di Col Piccolo sopra Vigo, mentre le postazioni di Col Ciampon sparavano con i cannoni da 75 sull’avanzata nemica, colpendo tra l’altro i Bagni di Gogna.

Ogni resistenza da parte delle nostre retroguardie a Tre Ponti si palesava peraltro inutile, poiché il Gruppo austriaco Fasser e reparti della 94a Divisione austro-ungarica avevano già il giorno prima superato la strenua resistenza dei nostri Bersaglieri a Casera Razzo, Col Rementera e Passo Mauria, aprendosi la via verso Lorenzago.

Ci furono ancora disperati conati di resistenza sui prati di Crodola a Domegge, ma il giorno 8 novembre la 94a Divisione nemica occupava Pieve di Cadore e il Gruppo Hordt (Div. Edelweiss e LIX Brigata da montagna) proseguiva subito la sua avanzata verso Longarone.

Tra gli ultimi reparti a ritirarsi dal Cadore in quei drammatici frangenti furono i Volontari Alpini del Cadore agli ordini del Cap. Celso Coletti, che, dopo aver partecipato ai combattimenti di retroguardia, riuscirono a sfuggire all’accerchiamento, raggiungendo prima Sedico e poi Montebelluna.

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