La ritirata italiana in Val Cordevole

L’inseguimento austriaco in Val Cordevole dopo la disfatta italiana a Caporetto cominciò in pratica il giorno 5 novembre, con qualche ritardo invero dovuto al fatto che i nostri erano riusciti a far saltare numerosi tratti di strada.

Al mattino del 9 le avanguardie austriache entrarono comunque in Agordo e si preparavano a sfondare la linea di difesa imperniata sulla Tagliata di S. Martino. Le pattuglie che avanzavano vennero prese a fucilate già a Fucine, piccolo villaggio sulla riva destra del Cordevole vicino alla vecchia miniera, e alla sera anche la postazione del Sasso di S. Martino reagì, sparando a shrapnel. La stessa cosa si ripeté nelle prime ore del 10 novembre, cosicché gli austriaci rinunciarono ad un attacco diretto nella valle e pensarono ad una manovra di aggiramento per prendere i difensori alle spalle. Non ce ne fu però bisogno, perché il giorno 11 gli esploratori in perlustrazione trovarono la Tagliata completamente abbandonata, con i cannoni non trasportabili già fatti saltare. Anche le dotazioni del forte apparivano tutte prelevate, mentre stranamente il Ponte del Castello non era stato fatto saltare, con grande sorpresa degli inseguitori. Solo il Ponte della Muda era rovinato sul greto del torrente.

La Brigata Alpi infatti, dopo aver conosciuto una frenetica ritirata lungo la direttrice Cencenighe-Mas-Levada, il 6 novembre era stata incaricata di proteggere il ripiegamento delle nostre truppe affluenti dal Cadore, mantenendo le posizioni fino al giorno 10, prima di ritirarsi definitivamente. Le ultime truppe italiane in fuga passarono alla Tagliata di S. Martino proprio il 10 novembre del 1917 (I btg. del 52° regg. Fant. e III Btg. del 52° Brigata Alpi ).

Un addetto alle interruzioni stradali riuscì a dar fuoco a diverse micce collegate a cariche esplosive, facendo saltare l’opera e un tratto della carrozzabile prima di allontanarsi. Si chiamava Adriano Calgaro, era del 5° Regg. Genio e per questo suo coraggioso gesto si meritò la Medaglia di Bronzo al V.M.

Alcuni nostri soldati, rimasti intrappolati nella Valle del Cordevole, si diedero alla macchia per non essere presi dagli Austriaci. Sul M. Zelo esiste un caverna (landro, in dialetto kool), chiamato kool del disertor, nel quale trovò rifugio uno di questi temerari: essendo costui di La Valle Agordina, veniva rifornito di viveri dai parenti e comunque riusciva ad avvicinarsi al paese per procurarsi del cibo. L’anno successivo, nei primi giorni di novembre, questi alpini, miracolosamente sopravvissuti, si appostarono sui versanti del M. Zelo sopra la stretta dei Càstei e probabilmente forti anche di una o più mitragliatrici, ingaggiarono alcuni scontri a fuoco con le truppe austriache in ritirata. Sembra, da testimonianze raccolte, che alcuni austriaci siano stati sepolti dai commilitoni nei pressi delle Case Giovannelli (imbocco lato Agordo della attuale galleria stradale dei Castèi) ed almeno un altro nei pressi del villaggio di Noach.

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