La Linea gialla dal monte Rite all’agordino

Ancora negli ultimi anni dell’800, quando la realizzazione del campo trincerato di Pieve di Cadore assorbiva ogni energia economica e mentale, sul presupposto di una probabile offensiva austriaca dalla Val Ansiei, dal Comelico o dal Passo della Mauria, si riconosceva tuttavia che la difesa dell’alta valle del Piave necessitava di interventi ulteriori e specifici, soprattutto a sud e ad ovest della confluenza del Boite. Qui l’azione del forte di Col Vaccher, costruito a 990 metri di altitudine, costituiva l’unica opera permanente sul fronte ovest del ridotto, ma i suoi cannoni da 149 G potevano battere la strada d’Alemagna solo fino a Col S. Anna e alla mulattiera di Cibiana. Molte e sofferte furono tuttavia le diatribe tecniche e burocratiche prima di individuare il sito più idoneo per un’opera permanente in questo settore, e solo negli anni 1909-1910, in considerazione dell’apertura della nuova strada della Staulanza, si decise di integrare le nostre difese con la costruzione del forte di Pian dell’Antro (opera bassa) e di M. Rite (opera alta). Quest’ultimo, in virtù della sua batteria corazzata a 2183 metri di altitudine, con 4 cannoni da 149 A con copertura pesante, servito da un’ardita strada sviluppata da Forcella Cibiana e da una complessa teleferica con base di partenza a Perarolo, costituì la più moderna realizzazione difensiva nel settore nord-orientale, ultimata peraltro a conflitto già iniziato.

Sul territorio agordino, dove in precedenza era stato costruito solo il forte della Tagliata di S. Martino, la cui azione era limitata sostanzialmente ad un blocco stradale, nonché ad alcune postazioni per artiglieria a Listolade, Col Piagher e Costa Bortolot, si venne ad organizzare dopo il 1904 il cosiddetto “Sbarramento Cordevole”, concepito per costituire una specie di cerniera tra l’estrema propaggine della Fortezza Cadore_Maè, ovvero la postazione di Col Pradamio in Val Maè, e gli impianti dello “Sbarramento Brenta Cismon”, situati più ad ovest.

Tramite una complessa rete di mulattiere, strade, postazioni e ricoveri (Forcella Folega, Forcella Pongol, Forcella Moschesin, Sella del Col dei Ciot, Spiz Zuel, Col de Salera, Col Baion, Becco di Cuzze, ecc.), venne completato durante il conflitto un importante tratto della Linea Gialla. Tale apparato, cui lavorò anche il Ten. del Genio Alberto Alpago Novello, era disteso tra Agordino, Zoldano e Cadore e veniva a collegare le nostre difese in Val Cordevole e Val Maè con quelle in Val Boite, innestandosi armonicamente su tutti gli impianti complementari del forte di M. Rite in Oltrechiusa.

Tutto ciò però servì a ben poco nei drammatici frangenti del dopo-Caporetto. A partire dai primi giorni di novembre 1917 i reparti del IX Corpo d’Armata (Gen. Ruggeri Laderchi) cercarono di sottrarsi alla morsa nemica sfilando in rapida ritirata lungo le valli Cordevole, Mis e Caorame, mentre la Tagliata di S. Martino e gli altri impianti collegati riuscivano ad esplicare una scarsa azione di fuoco, venendo ben presto sabotati ed abbandonati.

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