La crisi del commercio e l’aumento del prezzo del legname

Come ben si sa, l’abbattimento e la sramatura delle piante avvengono nelle zone alpine in primavera, estate ed autunno, mentre l’estraduzione si fa d’inverno fino alle rive dei fiumi o alle rotabili di fondo valle.  E’ facile capire dunque come nelle zone di guerra i tagli abbiano subito un brusco arresto fin dai giorni della mobilitazione e della radunata alla frontiera e poi nelle prime settimane di guerra, con pesanti ripercussioni sull’intero ciclo di lavorazione successivo, su cui gravarono anche la mancanza di manodopera e di mezzi di trasporto e il basso rendimento della maggior parte delle segherie, mosse da cadute d’acqua e dotate di una sola lama, in grado di segare tra 1 e 2 mc di tavole al giorno.

Dando fondo alle scorte  e ricorrendo ad acquisti fuori dalla zona di guerra, si riuscì comunque nella prima fase a provvedere in qualche modo ai complessi bisogni dell’Esercito, primo fra tutti l’apprestamento di baraccamenti invernali per le nostre truppe dislocate a ridosso del fronte.

La zona di guerra era quella che, in tempi normali assicurava all’incirca i 3/5 del legname di aghifoglie prodotto in Italia e basta questo per capire come nullo o quasi sia stato il suo contributo ai bisogni dell’industria nazionale nel 1915. Eppure, paradossalmente, in quell’anno si ebbe una cospicua diminuzione del legname consumato nell’intera nazione rispetto agli anni precedenti. Nonostante infatti la crescita dei consumi dovuti alla guerra e all’urgenza di baracche per le popolazioni abruzzesi rimaste senza casa dopo il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915, diminuirono di molto tutte le attività legate alle costruzioni civili e ai lavori pubblici, soprattutto nelle grandi città, con un notevole risparmio di legname, che permise di arrivare all’autunno senza ripercussioni esiziali.

Il prezzo del legname comunque lievitò di molto. Prendendo come riferimento i morali (travetti di sezione quadrata) e le tavole di 4 metri di lunghezza di II qualità di abete e confrontando i prezzi correnti all’inizio del 1914 con quelli del dicembre 1915 a Genova, mercato principe del legname di importazione estera, si può constatare come essi siano più che triplicati, passando da circa 48-49 lire a 138-155. Un aumento di poco inferiore si riscontrava anche per tavole e travi di pino rigido (da 69-70 lire a 162-172).

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