Il paesaggio scoperto: nuove prospettive e scorci

I danni provocati dalla tempesta Vaia, a livello di copertura forestale e dal punto di vista idrogeologico, hanno cambiato tanti paesaggi della quotidianità, scompigliando le coordinate abituali con cui le persone erano abituate a leggere i luoghi. Basta pensare, ad esempio, allo spaesamento creato dagli schianti nei versanti boscosi, parte dell’orizzonte quotidiano o dei ricordi della popolazione, o dalla caduta di alberi di prossimità in cortili e strade cittadine, in cui ogni singolo albero ha un ruolo cruciale per la costruzione del senso del luogo.

La sottrazione e il senso di perdita dettati dal crollo degli alberi, dall’erosione degli argini, dal rimescolamento dei fondali dei torrenti ha però paradossalmente lasciato anche nuove prospettive, sia nello spazio che nel tempo.

Prendiamo come campione di esplorazione il territorio comunale di Rivamonte Agordino, che diventa in questo approfondimento un caso studio con il quale riflettere più estesamente sulle nuove prospettive di paesaggio aperte o letteralmente fatte emergere da Vaia. Il primo esempio è quello del paesaggio delle miniere di Valle Imperina, importantissime per l’approvvigionamento di rame della Repubblica di Venezia che hanno dato lavoro a generazioni di agordini (e non solo), dismesse nel 1962. Il paesaggio che comprende il villaggio minerario che si può scorgere dalla SR 203 agordina è contornato da versanti boscosi abbastanza giovani. Infatti, i versanti intorno ai siti minerari avevano perso ogni tipo di vegetazione a causa delle piogge acide provocate dall’inquinamento da anidride solforosa in relazione al processo metallurgico. Le foto d’epoca ci testimoniano dei versanti brulli, quasi bruciati, terrosi e senza vegetazione. Dopo Vaia, una parte del versante boscoso schiantato ci riporta una Valle Imperina brulla, che ricorda un passato non troppo lontano di versanti spogli.

Digoman

Si tratta di muri a secco che sono emersi dalla vegetazione dopo alcuni crolli conseguenti alla tempesta Vaia. L’assenza di alberi ha portato alla luce questi muri a secco, probabili tracce di vecchi terrazzamenti per la coltivazione del versante in pendenza. Questi muri sono il frutto di lunghe ore di lavoro e di conoscenze precise nella gestione del pendio, la tempesta li ha resi di nuovo visibili, dando la possibilità ai passanti di leggere le tracce di un passato che è la testimonianza viva di un modo di rapportarsi alla montagna.

Gli schianti degli alberi hanno reso visibili altre porzioni di paesaggio, donando degli scorci in grado di far viaggiare lo sguardo: strade liberate dalla barriera visuale degli alberi aprono dalle frazioni più basse di Rivamonte prospettive su Agordo e La Valle. Dalla SS 203 è possibile indovinare il profilo della strada che sale la montagna da Ponte Alto verso il paese. Sempre dalla 203 è possibile notare in diversi punti case e frazioni prima invisibili, tracce di insediamenti diffusi che sono in parte ormai disabitati e che non potrebbero parlarci se non attraverso la loro presenza materiale e visibile.

È il caso, per esempio, di una casa che è stata “liberata” dalla vegetazione schiantata e che adesso compare come una sorta di presenza fantasmatica in un luogo un tempo (insospettabilmente) abitato. Il cambiamento del paesaggio ci restituisce sguardi nuovi su paesaggi vecchi. Sta a noi riflettere sul ruolo di questi sguardi nuovi e questa inedita e improvvisa relazione visuale ed emotiva con il passato della nostra provincia. 

La casa “liberata” dagli schianti

Le miniere di Valle Imperina a fine Ottocento. Raccolta Loris Santomaso

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