Il campo trincerato di Pieve di Cadore

La preparazione al I conflitto mondiale considerò sempre strategico il Cadore e si esplicò prima nella concezione e realizzazione del Campo Trincerato di Pieve di Cadore e successivamente nella sua naturale evoluzione e completamento, ovvero la  Fortezza Cadore-Maè.

Dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, per impulso soprattutto dei Generali Pianell e Cosenz, si era andata sviluppando una serie di modeste difese sui colli di Vigo di Cadore. Qui, ad un’altitudine di circa 1000 metri (Col Piccolo, Col Rive, Col Tagliardo, Col Ciampon) furono costruite delle postazioni per cannoni con relativa strada d’accesso, miranti a battere il nodo nevralgico di Treponti, dove venivano a convogliarsi tutte le supposte provenienze nemiche dalla Val Ansiei e dal Comelico.

Successivamente, verso il 1880, si preferì concepire lo sbarramento in zona più arretrata, presso Pieve e Tai di Cadore, per controllare le penetrazioni nemiche dal Centro Cadore, dalla Val Ansiei e dal Passo della Mauria prima che queste potessero trovare agevoli sbocchi verso Longarone e Belluno. Fu così completato, tra il 1882 e il 1896, con l’apporto determinante dell’ing. di origine russa Giovanni Ivanoff (1851-1917), il cosiddetto Campo trincerato di Pieve di Cadore, che comprendeva i forti di Batteria Castello, Monte Ricco e Col Vaccher presso Pieve e Tai di Cadore, con tutta una serie di strade di accesso e di cintura (Pozzale-M. Tranego, Costapiana-S. Dionisio, S. Anna-Col Maò), nonché con i ricoveri alpini su Pian dei Buoi e a Val Inferna, nei pressi di Casera Razzo.

La valenza di tale campo non era esclusivamente difensiva, bensì pure controffensiva, essendo ad esso devoluta l’assicurazione di uno spazio protetto, la zona di Pieve appunto, in cui un corpo d’armata potesse organizzarsi per puntare poi alla volta di Franzenfeste (Fortezza). Ciò per tagliare con una rapida penetrazione in direzione ovest quel cuneotrentino che dal 1866 si palesava come assillante remora per ogni nostra offensiva in Friuli e sull’Isonzo, fatalmente esposta ad uno scontato aggiramento in seguito ad offensiva austriaca verso Verona e il lago di Garda.

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