I grandi danni al patrimonio silvopastorale a Pian dei Buoi

Al di là delle questioni innescate dall’arrivo degli Alpini a partire dagli anni di fine ‘800, i veri problemi per il Comune di Lozzo iniziarono nel 1908, allorché il Comando del Corpo di S.M. ordinò le prime ricognizioni a Pian dei Buoi per la costruzione di un forte corazzato che desse protezione alla batteria di Col Piccolo a Vigo di Cadore e della relativa strada d’accesso Lozzo-Col Cervera-Col Vidal, il cui primo progetto fu trasmesso il 27 marzo 1909. Seguirono presto lamentele per danni prodotti dallo scarico di materiali e dal taglio di piante e il 19 settembre il Comune protestava davanti al ventilato abbattimento di 8500 piante per la costruzione del forte senza che fossero fissati i prezzi delle espropriazioni, tanto da invocare perfino l’aiuto dell’on. Attilio Loero e da rivolgersi all’avv. Rodolfo Protti per la difesa dei propri interessi. Nel 1911 il Comune, tra i danni subiti, lamentava pure l’abbattimento di molte piante per l’impianto delle linee elettriche sull’altopiano.

Nel 1910 e 1911 intervennero ulteriori disaccordi tra Comune ed Amministrazione militare sul numero e sul prezzo delle piante tagliate per la costruzione del forte (8566 per i lozzesi, 6008 per i militari) e per ulteriori 980 piante per successivi allargamenti abusivi. Alla fine si arrivò ad un indennizzo di L. 2,30 per pianta, per una somma complessiva di circa L. 22.000.

Altri danni furono provocati dai lavori per la difesa ravvicinata del forte, con relativa richiesta di pagamento tramite delibera comunale del 20 settembre 1914.

Per la realizzazione delle innumerevoli opere complementari sull’altopiano, che poi entrarono a far parte della Linea Gialla, l’Amministrazione Militare operò grandiosi tagli di alberi in località Pian delle Aste, Pale di Malon e Boade, il cui legname fu utilizzato per la costruzione di molti ponti lungo le strade militari di Campiviei e Col Burgion che attraversavano zone franose o paludose. Si trattò di tagli indiscriminati e non autorizzati dal Comune, che portarono pure ad un dissesto idrogeologico del comprensorio, con danneggiamento dei pascoli.

Il principale impresario coinvolto nei lavori, Francesco Chiamulera, venne accusato di molti tagli abusivi lungo la strada e in prossimità del forte e fu poi, durante l’occupazione nemica del 1917-18, l’esecutore principale del disboscamento di rapina operato dal nemico.

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