I danni provocati, in guerra ma anche prima

I boschi della “zona di guerra” subirono pesanti danneggiamenti. Mentre le granate e i colpi di fucileria schiantavano ed incendiavano vaste zone boschive determinando focolai di infezione per le piante ferite, ancor più gravi si rivelavano i danni derivanti dalla costruzione delle opere militari e logistiche; la stessa presenza di grandi masse di soldati causò vandalismi ma soprattutto ampi abbattimenti (a detta degli stessi comandi militari, “inconsulti”, “assurdi”, “caotici”, “irrazionali”) per la produzione di combustibile e materiale da costruzione. Tutte le regioni forestali poste tra fronte e retrovie si trovarono in condizioni critiche e se Carnia e Cadore, in misura diversa, soffrirono per le operazioni di approvvigionamento militare, le foreste degli Altipiani e del Trentino orientale dovettero subire la violenza dei combattimenti e il peso della costruzione di imponenti opere difensive.

Nel settore della IV Armata vanno considerati i molti tagli di piante, autorizzati e non, operati tra il 1882 e il 1915 per la costruzione dei ricoveri e caserme per le truppe alpine e soprattutto dei forti, sia di prima generazione (M. Ricco, Batteria Castello, Col Vaccher), che di seconda generazione (Col Piccolo, Pian d’Antro, Col Vidal, M. Tudaio, Pian d’Antro, M. Rite), con il relativo corredo di opere complementari, molte delle quali vennero poi utilizzate come pilastri della Linea Gialla. I boschi subirono danni ingenti per la necessità di ricavarne legname per le costruende opere, ma pure per liberare il campo di vista, soprattutto davanti al fronte principale degli impianti e sul fronte di gola, dove si voleva stornare ogni pericolo di colpi di mano da parte di truppe nemiche attaccanti.

Tutto questo alimentò uno stillicidio di liti e controversie, spesso protrattesi per anni nel dopoguerra, a causa degli scarsi indennizzi dei danni subiti dalle amministrazioni civili e da singoli privati, di cui si trovano spesso significative tracce negli archivi comunali.

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