I danni ai boschi a Cibiana, Valle e Venas

I paesi di Cibiana, Valle e Venas subirono molti danni al loro patrimonio boschivo in seguito alla costruzione dei forti corazzati di M. Rite e Pian dell’Antro, nonché della Tagliata di Venas, opere inserite nell’articolato complesso denominato “Fortezza Cadore-Maè” e volute dalla nostra strategia difensiva in Val Boite per controllare eventuali penetrazioni nemiche da Cortina lungo la strada d’Alemagna e dallo Zoldano attraverso Forcella Cibiana.

Siffatti impegnativi lavori, il cui inizio va collocato nell’ultimo ventennio dell’800, erano in definitiva la riaffermazione della valenza militare della chiusa di Venas e ribadivano la giustezza di una secolare strategia che aveva qui voluto erigere torri fin dal tempo del Patriarca Bertrando.

E’ senz’altro vero che l’arrivo massiccio dei militari, a partire dal 1880 circa, dal tempo cioè della costruzione della strada di Col S. Anna, portò un notevole afflusso di denaro a commercianti e affittacamere, ma è altrettanto documentato il fatto che l’inizio dei lavori lungo le mulattiere alla Chiusa e a Pian dell’Antro innescò uno stillicidio di controversie, ispezioni e richieste d’indennizzo a causa di tutta una serie di piccoli e grandi attentati all’equilibrio idro-geologico e al patrimonio boschivo del Comune e dei privati.

Anche i lavori per la nuova strada dall’Alemagna a Cibiana furono visti all’inizio con grande favore, in considerazione del fatto che la nuova arteria avrebbe tolto il paese da un secolare isolamento, tanto da indurre l’amministrazione comunale di Cibiana a cedere gratuitamente il sedime stradale e il legname occorrente per i ponti e le altre opere stradali, ma poi, oltre che lunghe diatribe sul punto di partenza (Valle o Venas), essi comportarono gravi danni per le espropriazioni di terreni ed i tagli di piante imposti.

Lo stesso avvenne per i grandi lavori per la costruzione del forte di M. Rite e della relativa strada d’accesso, da Cibiana a Forcella Cibiana e da qui alla cima del monte (m 2183), lavori che alimentarono grandi speranza di occupazione per le maestranze locali, ma che poi vennero affidati all’impresa di costruzioni Rebonato & Toffanin di Verona, con ufficio a Remauro, che assunse molta manodopera della “bassa” e che costruì tra l’altro molte baracche per l’alloggio degli operai sfruttando il legname ricavato dall’abbattimento di centinaia di piante.

Molti alberi poi finirono sacrificati per la costruzione della grande teleferica della ditta Spadaccini che con diverse tratte collegava Perarolo alla cima di M. Rite, non solo per far posto all’opera, ma anche soprattutto per la costruzione delle spesso altissime cavallette che sostenevano cavi e carrelli.

Al 30 ottobre 1917 avevano presentato domanda di indennizzo per danni causati dalla costruzione di questa teleferica e della strada Venas-Rite, nonché dai lavori a Sopra Croda, 28 famiglie di Cibiana. Si trattava per lo più di abbattimenti di piante e danni al foraggio per parecchie migliaia di lire. La sola signora Teresa Da Col vedova Zandonel, di Masariè, accusò per esempio un danno di ben 1535 lire.

La frettolosità e l’incompiutezza dei lavori a Sopra Croda (costruzione di caverne per postazioni di artiglieria con relativa strada d’accesso) sono dimostrate anche dal fatto che nel 1920 circa 200 metri cubi di legname forniti dal Comune di Cibiana e da privati all’Amministrazione Militare per gli armamenti non risultavano registrati e quindi nemmeno liquidabili. Responsabile dell’Ufficio del Genio di Venas durante il conflitto era il rag. geom. M. Ladetto.

Nell’anno dell’invasione nemica requisizioni e altre vessazioni colpirono ulteriormente il patrimonio boschivo: si pensi che solamente nei giorni 15 e 18 ottobre 1917 furono consegnati all’Ufficio dei Genio di Venas 56,703 metri cubi di legname ricavato a Masariè e Suncoste.

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