Dimensioni turistiche del paesaggio bellunese

Il nesso paesaggio-turismo nel Bellunese. Flussi, percezioni e pratiche dalla tempesta Vaia all’emergenza sanitaria.

La tempesta Vaia e la successiva emergenza sanitaria hanno evidenziato aspetti di fragilità e resilienza della montagna bellunese che aiutano a descrivere la complessa relazione “paesaggio-turismo”.

L’evento calamitoso, probabile sintomo di mutamenti climatici in atto, è stato il primo di tale entità che abbia mai colpito l’Italia [1]. Forti venti di scirocco, con raffiche superiori ai 200 km/h, hanno distrutto a ottobre 2018 in poche ore oltre 12.000 ettari di superfici boschive in Veneto – con il Trentino la regione più colpita- compromettendo parti consistenti del paesaggio naturale e antropico anche in aree ad alta vocazione turistica.

Oltre all’impatto su risorse chiave per l’attrattività dei luoghi con la perdita di interi boschi (foto 1, 2, 3) e bacini idrografici esondati (foto 4), danni ingenti sono stati registrati a strade (foto 5), ponti, dighe (foto 6), sentieri (foto 7, 8), piste ciclabili (foto 9), strutture ricettive e ricreative (foto 10, 11, 12), cioè l’impianto su cui si regge l’offerta turistica.

 

Riprese aeree, foto e descrizioni mediatiche hanno restituito nell’immediato i paesaggi “feriti” di alcuni tra i luoghi più “iconici” del turismo bellunese e dell’immaginario tout court: Alleghe con il lago coperto di detriti, tronchi galleggianti (foto 13) e intere porzioni di bosco schiantato (foto 14), la forra dei “Serrai di Sottoguda”, ai piedi della Marmolada, distrutta dalle acque impetuose del torrente Pettorina (foto 15), aree e passeggiate in Cadore (foto 16) come il “Sentiero dei papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI”, lacerate dalla violenza del rio Val de Pena, i boschi della Val Visdende in Comelico con l’ecatombe di abeti rossi (foto 17). La lista potrebbe continuare.

A marzo 2020, poco più di un anno dopo Vaia, gli effetti globali della pandemia -con i diversi gradienti di restrizioni a mobilità e interazioni – hanno colpito di nuovo, seppure in modo diverso, i luoghi del turismo bellunese “congelando”, stavolta in toto e anche nei periodi di alta stagione, le attività collegate a questa economia, in primis strutture ricettive e impianti di risalita. I servizi di supporto alle attività turistiche, inoltre, tra cui manutenzione di sentieri (foto 18), piste ciclabili e aree fruibili, resisi ancora più necessari dopo la tempesta Vaia, sono stati notevolmente rallentati a causa della pandemia e dei successivi eventi metereologici avversi – di novembre 2019 e tutto l’inverno 2020 fino a primavera 2021 inoltrata (foto 19).

 

Oggi, a distanza di quasi tre anni in Veneto è stato bonificato il 60% delle aree schiantate. A ciò si aggiunge l’infestazione del Bostrico e altre popolazioni di patogeni favorite dalla grande massa di alberi caduti o stressati che interessa sempre più anche gli alberi che non erano stati colpiti direttamente dalla tempesta. Questo fenomeno ha evidenti effetti sull’attrattività del paesaggio che presenta, oltre agli alberi ancora a terra, ampie chiazze di alberi secchi [2].

Ritardi oggettivi nel processo di bonifica sono imputabili oltre che alla pandemia – che ha notevolmente rallentato la sistemazione di frane, erosioni, smottamenti, sovrapposizione di detriti negli alvei e la manutenzione di tutte le infrastrutture danneggiate – anche a problematiche datate e note del sistema forestale veneto. Si elencano, tra le altre, le più evidenti: dai limiti generati da un quadro normativo articolato alla definizione di ruoli e competenze nell’affrontare il ripristino di aree dissestate, dalla difficile accessibilità di molte superfici boscose alla frammentarietà della proprietà privata, dalla progressiva riduzione non solo della forza lavoro ma anche del prezzo del legno che ha reso anti-economico l’esbosco alle difficoltà incontrate dalle imprese boschive, spesso di piccole dimensioni, nell’ammodernare le proprie attrezzature [3].

Il tema della bonifica delle aree colpite da Vaia va compreso, quindi, in un quadro di questioni complesse e articolate che impattando direttamente le questioni paesaggistiche genera indirettamente effetti nel settore turistico. È sugli aspetti turistici, in particolare, che si vuole concentrare qui l’attenzione [4] considerando temporalmente la situazione antecedente e successiva la drammatica tempesta per provare a comprendere manifestazioni e dinamiche turistiche in una logica di cause ed effetti.

Prima di Vaia, dopo un periodo di contrazione durato anni, arrivi e presenze nel comprensorio montano veneto stavano evidenziando numeri in crescita sia nel periodo estivo che invernale. Basti pensare che il 2018, malgrado il -8% degli arrivi turistici tra novembre e dicembre subito dopo l’evento calamitoso, si era chiuso complessivamente con un incremento del 2,3% rispetto all’anno precedente [5]. Il traino di nuove componenti internazionali della domanda, con incrementi di ben il 12,7% degli arrivi e del 10,2% delle presenze internazionali tra 2018 e 2017, oltre a timidi segnali di destagionalizzazione e preferenze per soluzioni ricettive diversificate e diffuse, avevano stimolato finanziamenti ed endorsement verso strategie turistiche consolidate su concetti chiave come “sostenibilità”, “competitività” e “networking”. Rispetto a strategie turistiche avviate e dati positivi, Vaia è stato perlopiù “circoscritto” come evento puntuale ed eccezionale da considerare in relazione alla gestione dei contributi a favore di spese relative a danni subiti come conseguenza diretta della calamità.

Già da allora, tuttavia, un’analisi più attenta della situazione turistica permetteva di far emergere anche questioni meno lineari sia tangibili come l’obsolescenza di molte strutture ricettive, che intangibili come la continua rincorsa al modello trentino, la scarsa innovazione nell’accoglienza e la progressiva dipendenza da mercati esteri interessati a soggiorni brevi e pratiche “mordi e fuggi”.

Riflessioni varie provenienti dal mondo accademico [6] e report istituzionali [7] da tempo hanno avviato un dibattito sul futuro dei contesti montani continuando a puntare il dito su una serie di criticità “sistemiche” che si aggiungono a quelle indicate del settore forestale veneto. Vengono segnalati ancora come debolezze o potenziali rischi per molti contesti, tra gli altri, il calo demografico, la chiusura di imprese, la sofferenza di settori come l’artigianato, l’isolamento di località disperse, la difficoltà delle mobilità interne, i costi sorgenti dagli immobili in disuso e terreni privi di cura.

È in questo contesto quindi, che si sono innestati con prepotenza a partire da fine 2018 Vaia e, poco dopo, la pandemia facendo emergere, con i loro effetti, debolezze strutturali ma anche forme di resilienza per e del turismo [8].

Per evidenziare come i due recenti fenomeni, anche interrelandosi, abbiano accelerato dinamiche già in essere, risvegliato altre sopite, favorito la nascita di nuove, può essere utile osservare tre manifestazioni turistiche -flussi, percezioni e pratiche- che possono spiegare la relazione “paesaggio-turismo” nelle aree montane.

Il “vuoto” e “pieno” dei flussi

Vaia ha generato dei “vuoti” negli spazi turistici montani, soprattutto nelle aree più colpite. Sebbene sia difficile correlare il dato all’evento calamitoso, la stagione invernale 2018-2019 ha registrato tra novembre e febbraio un decremento del 10% della domanda rispetto all’anno prima. È seguito un periodo “pieno” di arrivi e presenze. Di fatto, il 2019 ha registrato rispetto all’anno precedente un incremento del 2,8 degli arrivi e del 1,8% delle presenze e questo andamento è continuato fino al buon avvio del 2020 prima della pandemia. Il “vuoto” totale generato dal lockdown nella primavera 2020 è stato solo in parte compensato dallecontenute contrazioni dell’estate successiva. Pur garantendo il distanziamento e la sicurezza ricercati e registrando, di fatto, le migliori performance rispetto a tutte le altre aree turistiche venete, a fine 2020 i flussi nel comprensorio montano hanno registrato un calo del 24,2% a causa, soprattutto, del nuovo “vuoto” imposto a fine anno per contenere la seconda ondata pandemica.

La situazione ad oggi è ancora difficilmente controllabile per le incertezze connesse all’efficacia del piano vaccinale e le normative che verranno adottate in materia turistica per il contenimento della pandemia. Non si escludono future situazioni altalenanti. La stagione estiva nel 2021, tuttavia, è cominciata bene per le destinazioni montane venete: il movimento turistico ha registrato nel mese di giugno flussi più che raddoppiati rispetto allo stesso mese del 2020, segno di resilienza dei territori, innovazione nelle proposte e fedeltà della domanda.

Le percezioni di una montagna che “respinge” e “accoglie”

L’incontro col paesaggio montano bellunese ha suscitato, in un breve arco temporale, sensazioni diametralmente opposte. Subito dopo Vaia, anche a causa della circolazione mediatica di immagini sensazionalistiche su luoghi noti danneggiati, si sono sviluppate e/o acuite sensazioni di insicurezza e impotenza verso luoghi percepiti come (più) pericolosi e imprevedibili.

Dopo il primo lockdown del 2020, tuttavia, a pochi mesi dalla tempesta Vaia, soprattutto chi ha vissuto il confinamento in spazi urbani ha iniziato a considerare la montagna come luogo massimamente desiderabile e sicuro grazie alle garanzie offerte in termini di distanziamento fisico e limitate interazioni sociali. Si è trattato di un repentino cambio nella percezione collettiva verso il paesaggio montano che ha riguardato soprattutto i visitatori della montagna -turisti, escursionisti, in parte proprietari di seconde case- non chi la vive quotidianamente. I residenti tutt’ora manifestano timori e preoccupazioni circa le condizioni dei propri territori e affrontano criticamente le questioni sulla tutela e cura delle risorse (foreste, campi, prati, corsi d’acqua, ecc) e la prevenzione dei rischi, che purtroppo negli ultimi tempi spesso sono state messe in secondo piano rispetto alle priorità dell’emergenza sanitaria.

La ricerca della montagna come “luogo sicuro” per le proprie vacanze, in sostituzione ad altre mete che si conoscono meglio o semplicemente a cui si è più abituati, ha visto l’aumento, soprattutto nei periodi di punta delle stagioni estive 2020 e 2021, anche di visitatori poco informati su luoghi e pratiche della montagna.

È corretto da parte di istituzioni e imprese turistiche cogliere percezioni negative e critiche mosse dai visitatori nei confronti delle evidenze di un paesaggio ancora “ferito” e dell’impraticabilità di aree e sentieri per lo svolgimento di attività ricreative. Va ribadito, tuttavia, il ruolo che può avere una maggiore informazione/formazione sui temi della montagna per molti visitatori che si trovano per la prima volta a valutare i rischi di pratiche di svago che prevedono la frequentazione di aree e sentieri la cui fragilità dopo la tempesta Vaia è rimasta ancora spesso irrisolta per molteplici cause tra cui le restrizioni pandemiche e il susseguirsi di condizioni metereologiche avverse.

Pratiche dall’ “alto” e “dal basso”

A partire dall’estate 2019 molti visitatori hanno raggiunto la montagna bellunese e toccato con mano le “ferite” del suo paesaggio. L’impraticabilità di molte zone ancora nell’estate del 2021 ha impedito passeggiate, giri in bici, in generale le pratiche di svago turistiche più consuete in questi contesti.

C’è stata una fase, gestita in larga parte da squadre di volontari della protezione civile, oltre che dagli enti forestali preposti, di sistemazione emergenziale a cui si è associata la conta dei danni forestali ed economici, delle risorse necessarie e dell’avvio dei cantieri per il ripristino nelle diverse aree danneggiate. Questa fase, più volte frenata dai motivi già indicati, procede tutt’ora.

Immediatamente dopo l’evento calamitoso, si è attivata, parallelamente, una risposta encomiabile da parte di diversi soggetti dell’associazionismo e della cittadinanza attiva, del mondo imprenditoriale e scolastico che con azioni e motivazioni diverse si sono presi collettivamente cura del paesaggio e delle sue “ferite”.

L’intento di tenere alta l’attenzione sui temi ambientali è presente, ad esempio, nel progetto che ha previsto l’utilizzo di 50 ceppi ricavati da alberi di Alleghe schiantati come sedute di un’aula all’aperto in una scuola elementare di Abano Terme nel padovano. Nel momento della donazione il consigliere provinciale bellunese ha stimolato la possibilità di rinsaldare un vecchio rapporto di amicizia tra la montagna bellunese e il padovano attivando un’intelligente azione di promozione turistica delle Dolomiti verso bacini di domanda di prossimità un tempo più consistenti e fidelizzati [9].

Durante una ricerca sul campo svolta nell’area agordina della Valle del Biois durante l’estate del 2021 è stato chiesto ad un gruppo di gestori di strutture ricettive e rifugi e a membri della comunità che cosa rappresenti il paesaggio per loro e per le loro attività. La maggior parte degli intervistati ha risposto che “parlare di paesaggio è parlare di cura dei luoghi di vita” e ha sottolineato il proprio ruolo attivo “nella comunità e per la comunità” descrivendo attività di sfalcio dei prati, lavoro nei boschi, sistemazione di sentieri e corsi d’acqua (foto 20). È emerso da queste conversazioni anche il ruolo di molti proprietari di seconde case, spesso coinvolti attivamente in questi processi che prevedono cura dei luoghi e reciproco aiuto.

Micro forme di “turismo gentile” si manifestano ancora oggi dopo l’evento Vaia come esito di processi di solidarietà originati dall’esigenza di riflettere sul delicato equilibrio uomo-natura. Portare a casa qualche insegnamento anche contribuendo all’economia locale, partecipare a soggiorni e visite ideate ad hoc, è la motivazione primaria di turisti e visitatori che decidono di raggiungere i luoghi colpiti da Vaia accompagnati da guide esperte [10]. Nonostante sia difficile quantificare questi fenomeni, i racconti di alcuni operatori turistici incontrati fanno emergere queste situazioni virtuose e come stiano cambiando non solo le loro narrative ma anche l’interpretazione del proprio ruolo. Le guide spiegano i contesti visitati a partire dalle conseguenze di Vaia e le loro testimonianze sottolineano un rinnovato impegno a collaborare in modo più stretto con altre filiere, a partire da micro imprese di eccellenza del mondo agricolo, dell’allevamento, dell’artigianato.

Nel complesso, la fase storica obbliga tutti a riflettere sul tema degli effetti della globalizzazione sui diversi paesaggi. Nel caso specifico del Bellunese, che si tratti di considerazioni sugli eventi calamitosi generati dai cambiamenti climatici, della crisi socio-economica generata dalla pandemia, o da decisioni e dinamiche turistiche pilotate da driver esterni su scala globale, l’impegno comune è di lavorare alla base culturale delle relazioni affinchè il rapporto con il paesaggio sia stabilito da “montanari sempre più consapevoli” oltre che “visitatori sempre più responsabili” [11] in un processo di progressiva sensibilizzazione comune verso tutte le questioni che il paesaggio solleva, da quelle ambientali a quelle più strettamente connesse ad esigenze sociali ed economiche.

FOTO 20
Torna a “I CAMBIAMENTI DEL PAESAGGIO”

Note

[1] Chirici G., Giannetti F., Travaglini D., Nocentini S., Francini S., D’Amico G., … & Marchetti M. (2019). Stima dei danni della tempesta “Vaia” alle foreste in Italia. Forest@ 16: 3-9.

[2] Cfr. l’articolo “Un insetto attacca i boschi, è il bostrico. Presenze e danni raddoppiati in un anno”, Il Mattino, 25 agosto 2021

[3] Cfr. (a cura di) Agenzia Veneto Agricoltura-Europe Direct Veneto, 2018.  Il risveglio della foresta. Le politiche forestali dalla Serenissima ad oggi, 2017, edizioni Agenzia Veneto Agricoltura, Legnaro (PD) e la presentazione di Zen S. 2018 “La gestione della foresta veneta: possibili linee evolutive e di miglioramento”, Regione Veneto, Direzione Parchi e Foreste. https://www.venetoagricoltura.org/wp-content/uploads/2018/02/05-Zen-Reg-Veneto.pdf (ultimo accesso il 12 giugno 2021)

[4] Parte dei contenuti e del materiale fotografico di questa scheda sono frutto dell’indagine sul campo realizzata dalla scrivente tra luglio e agosto 2021 attraverso 40 interviste in profondità sui temi della relazione tra paesaggio montano e dinamiche turistiche effettuate a residenti, operatori turistici e turisti nei comuni agordini della Valle del Biois di Canale d’Agordo, Falcade e Vallada Agordina. L’indagine è stata realizzata nell’ambito del progetto di dottorato in Studi Storici, Geografici e Antropologici nell’ambito del percorso interateneo Università di Padova, Ca’ Foscari Venezia e Università di Verona. Il titolo del focus è “Dalla lunga scala temporale all’evento calamitoso. Le trasformazioni del paesaggio e le dinamiche turistiche in Agordino”.  Tra i principali riferimenti bibliografici si cita: Varotto M.,2020, Montagne di mezzo. Una nuova geografia, Einaudi, Torino; Ferrario V., & Marzo M, La montagna che produce. Mimesis, 2020; Barbera, F.& De Rossi, A. (a cura di), 2021.Metromontagna: Un progetto per riabitare l’Italia. Donzelli Editore, Roma. Tra le pubblicazioni consultate su aspetti storici e sociali di carattere locale si cita, tra le altre: Pellegrinon B.(1971) , Falcade attraverso i secoli, Nuovi Sentieri Ed. Falcade (BL); Tamis F. (1989), Storia breve dell’Agordino, Tipografia Piave, Belluno; Pallabazzer, V. (2005). Gente di montagna: dalle Dolomiti storie e costumanze senza tempo. Istitut cultural ladin” Cesa de Jan”.

[5] Rielaborazione personale dei dati su arrivi e presenze del movimento turistico 2017-2021. Sistema Statistico Regione del Veneto

[6] Barbera F. & De Rossi A., 2021, (a cura di), Metromontagna. Un progetto per riabilitare l’Italia, Donzelli, Roma

[7] Cfr. il Rapporto del 2018  Un’indagine sull’economia di vicinato nei comuni “confinanti” e “contigui” della provincia di Belluno a cura dell’Osservatorio economico e sociale della Camera di Commercio di Treviso e Belluno

[8] Principali riferimenti bibliografici sugli effetti dell’emergenza sanitaria per il turismo: Gössling S., Scott D. & Hall C. M. (2020). Pandemics, tourism and global change: a rapid assessment of COVID-19. Journal of Sustainable Tourism29(1), 1-20; Hall C. M., Scott D. & Gössling S. (2020). Pandemics, transformations and tourism: be careful what you wish for. Tourism Geographies22(3), 577-598; Seraphin, H., & Dosquet, F. (2020). Mountain tourism and second home tourism as post COVID-19 lockdown placebo?. Worldwide Hospitality and Tourism Themes. 485-500; Romagosa, F. (2020). The COVID-19 crisis: Opportunities for sustainable and proximity tourism. Tourism Geographies22(3), 690-694.

[9] Cfr. l’articolo de Il Dolomiti dell’11 maggio 2021 dal titolo “I ceppi degli alberi schiantati dalla tempesta Vaia donati a una scuola elementare di Abano Terme: diventeranno un’aula all’aperto”

[10] E’ il caso del soggiorno di due giorni organizzato da FIAB, Federazione Amici della Bicicletta, nelle aree colpite da Vaia per un gruppo di 50 padovani descritto nel Corriere del Veneto dell’11 novembre 2019, a un anno di distanza dall’evento. Cfr. l’articolo “Il turismo delle calamità naturali, le guide alpine raccontano i boschi distrutti da Vaia” che dà voce alle guide turistiche delle aree colpite.

[11] Cfr. Varotto M., 2020.