Cambiamento del paesaggio idrico nell’alto Cordevole

Il paesaggio del medio e alto corso del Cordevole, come tanti altri paesaggi della provincia di Belluno, ha subito molti cambiamenti (anche repentini) nel corso del tempo. Se guardiamo ai cambiamenti improvvisi, o comunque rapidi, dell’assetto idrico di queste valli dobbiamo sicuramente ricordare la frana che la notte fra l’11 e il 12 gennaio 1771 si staccò dal Monte Piz e seppellì tre villaggi delle regole di Alleghe e Calloneghe/Rocca Pietore (Riéte, Fusine e Marìn), bloccando del tutto il corso del torrente Cordevole e dando inizio alla rapida formazione del lago di Alleghe. Il cambio improvviso di un paesaggio precedentemente costruito in funzione dell’acqua in movimento (con i tanti mulini, le segherie, i magli, le fucine e con il trasporto del legname lungo il corso del Cordevole, tutte attività che si basavano sulla mobilità costante dell’acqua) fece posto a un paesaggio lacustre e immobile del tutto nuovo con cui la popolazione dovette fare i conti in fretta. Villaggi abbandonati perché rapidamente sommersi dall’acqua del nuovo lago, prati e campi divisi da sponde molto più distanti di prima: gli abitanti di Alleghe dovettero già da subito fare i conti con la necessità di dare una nuova funzione al territorio. Agli anni successivi la formazione del lago di Alleghe si fanno per esempio risalire alcune edificazioni “industriali” lungo il torrente Zunaia, come mulini e segherie, e dunque una dislocazione delle attività che sfruttavano la forza dell’acqua e che erano allora fondamentali per l’economia della valle. È utile e interessante ricordare inoltre che, a seguito di una frana di assestamento che si staccò dal Piz il primo maggio dello stesso anno e che alzò un’onda che travolse la chiesa e un edificio attiguo, morirono quattro persone tra cui (oltre a tre perpetue del curato) un costruttore di barche mandato da Venezia per la realizzazione di nuove imbarcazioni e un traghetto per la navigazione del lago e  il trasporto di merci e persone (nessuno, in valle, poteva avere queste competenze costruttive fino a quel momento).

Sul macereto della frana fu edificato il villaggio di Masarè (il cui toponimo deriva proprio dalla natura del terreno su cui poggia), oggi frazione del comune di Rocca Pietore. Difficile immaginare, attraversando l’insediamento, quanto brullo potesse essere questo luogo appena dopo la caduta della frana. Il cambio repentino di un paesaggio richiede un adattamento importante e la ricerca di nuove funzionalità da dare agli elementi nuovi del territorio. Nel caso del lago di Alleghe, il XX secolo lo vede partecipe di due importanti rifunzionalizzazioni. La prima ad opera della SADE, che decide di sfruttare il lago a formazione naturale per la creazione di un serbatoio per l’accumulo (o il prelievo) di acqua finalizzata alla produzione di energia idroelettrica, nel 1940. La seconda funzione che ha assunto il lago nel corso del Novecento, e in particolare a partire dagli anni ’60, è quella legata allo sviluppo turistico. La presenza di un bel lago alpino, sulla cui superficie si riflettono le pareti del maestoso Monte Civetta, ha favorito notevolmente a trasformare Alleghe in una nota località turistica. Il lago, elemento di distruzione di vite ed economie passate, è diventato un punto forte di crescita con il quale il paese ha costruito il proprio ruolo nel XX e XXI secolo.

La foto di Alberto Alpago Novello, scattata dalla riva del lago di Alleghe, ci porta indietro nel tempo a metà strada tra l’evento disastroso della formazione del lago e la forma contemporanea di Alleghe come famosa località turistica. Lo sguardo un po’ sbilenco quasi a pelo dell’acqua ci restituisce una prospettiva del tutto umana di vicinanza all’elemento liquido, una delle prospettive che sicuramente hanno dovuto adottare gli abitanti spaesati della regola di Alleghe nei mesi successivi alla caduta della frana. Sull’acqua intravediamo in lontananza due piccole barche con alcune persone a bordo, probabile attraversamento del lago per il raggiungimento della sponda opposta. Sulla riva idrografica sinistra, alcune abitazioni, parte del nucleo dell’abitato centrale di Alleghe, tra cui case di pietra e alcuni fienili. Il lungolago non ha ancora la funzione turistica che ha oggi, vi identifichiamo una fascia liminare in cui la comunità ha dovuto definire il rapporto con l’acqua: testimoni sono dei piccoli moli, approdi per la mobilità lacustre. Lo sguardo del fotografo non manca di catturare le montagne che contornano il lago e i tanti campi coltivati che lambiscono la strada che corre lungo l’acqua. Si tratta di una testimonianza d’acqua e terra, che riflette l’assetto di tutto il territorio del medio e alto Cordevole dei primi anni del XX secolo: un territorio che si basa su agricoltura e allevamento, in cui anche i terreni in pendenza come quelli che vediamo nella fotografia venivano sfruttati per la sussistenza.

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