Alcuni dati sulla crisi del legname in italia nel 1915

Negli anni precedenti la Grande Guerra il nostro Paese per soddisfare il suo fabbisogno di legname doveva ricorrere per forza all’importazione, visto che, grossomodo, su un consumo annuo di circa 3.500.000 mc di legname da opera (resinoso tondo), solo 500.000 erano di nostra produzione. Si tenga presente però che nella pratica commerciale si guardava non al volume, bensì al peso del legname, ed esso veniva calcolato in q.li con appositi coefficienti variabili a seconda del tipo e della qualità della materia prima: ad esempio per il legno comune rozzo, tondo o asciato, duro di aghifoglie, il coefficiente era 6, ovvero 1 mc pesava 6 q.li.

Nel quinquennio 1907-1911 l’importazione media annua era stata dunque di 12.560.000 q.li, dei quali 9.705.000 provenivano dall’Austria-Ungheria, 1.538.000 dagli Stati Uniti, 588.000 dalla Romania, 138.000 dalla Russia e 591.000 da altri paesi.

Dopo aver toccato il picco del fabbisogno, e quindi anche delle importazioni, nel 1909 (quasi 14.000.000 di q.li), nel 1912 si scese a 12.035.000 e nel 1913 a 11.583.000 q.li.

In quest’ultimo anno le specie più richieste di legno segato comune erano abete (7.310.000 q.li), pino (1.155.000 q.li), faggio (1.002.000 q.li) e larice (660.000 q.li). Complessivamente l’83,9% del legname importato era di conifere, il 16,81% di latifoglie.

Lo scoppio del conflitto nel 1914 e la nostra entrata in guerra l’anno successivo determinarono in pratica l’azzeramento delle nostre importazioni, non solo perché il nostro principale fornitore era diventato nemico, ma anche per il fatto che quasi tutto il legname proveniente da altri paesi arrivava per terra alla vecchia frontiera veneta e per mare ai porti dell’Adriatico, in zone cioè coinvolte direttamente nelle operazioni belliche. Dopo il maggio 1915 Svizzera e Stati Uniti divennero i nostri principali fornitori, con quantità anche decuplicate rispetto al passato, ma pur sempre assai modeste rispetto ai bisogni. Anche i rifornimenti dalla Romania e dalla Russia venivano fortemente penalizzati dalle operazioni belliche nei Dardanelli e d’altra parte ben poco potevano aiutarci i paesi nordici, come Svezia e Norvegia.

Va considerato poi che la produzione normale di legno di piante aghifoglie nei boschi italiani si aggirava ogni anno intorno a mezzo milione di mc di legno tondo da opera, di cui 2/3 in Veneto e Lombardia, e che ¼ circa di questo volume andava perduto nella segatura, cosicché si può valutare davvero scarso il contributo dei boschi italiani al consumo di legname di aghifoglie in Italia.

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