Le trasformazioni del paesaggio negli archivi della Fondazione come strumento di conoscenza del territorio
Le raccolte fotografiche dei fondi archivistici della Fondazione G. Angelini, che coprono un arco cronologico molto esteso dalla Prima Guerra Mondiale fino agli anni’80 del ‘900, a cui è stata aggiunta una sezione di fotografie successive alla tempesta Vaia, sono state il nucleo da cui ha preso vita il progetto “Le ferite del paesaggio”. Le fotografie sono state posizionate in mappa per permettere una consultazione immediata della documentazione per le aree di interesse, inoltre il posizionamento geografico permette di notare immediatamente le trasformazioni del paesaggio nel corso dei decenni.
Le fotografie presenti nella mappa sottostante sono suddivise in base al fondo archivistico di provenienza; per facilitare la lettura in relazione agli eventi della Grande Guerra sono state posizionate le principali postazioni della “Linea Gialla” (in giallo).
GALLERIA FOTOGRAFICA
- Alberto Alpago-Novello (1889-1985) molto conosciuto per la sua attività di architetto, urbanista e storico locale, in giovane età partecipò al primo conflitto mondiale in qualità di Ufficiale dei Servizi tecnici del Genio Militare, occupandosi soprattutto di progettazione di lavori stradali e difensivi in Agordino, Cadore e Val di Zoldo. Il Fondo fotografico costituito da stampe e lastre, arrivato in Fondazione con un lascito da parte del figlio Adriano, costituisce una fonte di documentazione unica nel suo genere. Le sue immagini offrono uno spaccato della vita militare nella fase bellica in Dolomiti e nella Pedemontana veneta e sono una documentazione visiva preziosa sulle tecniche impiegate nella costruzione di nuove strade, ponti e fortificazioni. Accanto a queste fotografie emergono però con forza le immagini della vita della gente comune dietro la linea del fronte. Il suo obiettivo fotografico sottolinea il ruolo decisivo svolto dalle donne. Nel corso del primo conflitto le donne non si limitarono ad assicurare sopravvivenza e dignità alle proprie famiglie private di mariti e figli chiamati alle armi, ma si adoperarono pure in faticosi ruoli tipicamente maschili, dimostrandosi infaticabili portatrici e spalatrici.
- Il Fondo di Severino Casara (1903-1978), giunto in Fondazione Angelini grazie al lascito della sorella Lelia, comprende documenti archivistici e fotografici di grande importanza. Alpinista, cineasta, fotografo e scrittore, Casara ha raccolto nel corso della sua vita documentazioni importanti per la storia dell’Alpinismo dolomitico. Di grande rilevanza sono il carteggio con l’amico Emilio Comici e quello con il prof. Antonio Berti, in particolare nella sua parte riguardante la famosa inchiesta sulla ascesa del Campanile di Val Montanaia. La parte più preziosa della documentazione resta però il materiale di ricerca sulla figura dell’alpinista austriaco Paul Preuss. Casara dedicò buona parte della sua vita a valorizzarne la figura, a raccogliere documenti, lettere e testimonianze e a difenderne i valori alpinistici incentrati sull’approccio alla montagna senza mezzi artificiali. Da ricordare anche il corpus di fotografie presenti nel fondo Casara che vanno a raccontare attraverso le immagini l’alpinismo, gli alpinisti, lo sviluppo della industria turistica dolomitica e la vita alpina di tutto il Novecento.
- Il Fondo Piero Rossi (1930-1983) è giunto alla Fondazione in più riprese grazie alla famiglia che ha inteso in tale modo preservare per la collettività questo patrimonio storico-culturale. Rossi è una delle figure di maggiore rilievo nell’ambito alpinistico bellunese ed è fra i “padri fondatori” del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. La raccolta comprende volumi a stampa, una raccolta di lucidi, 22 cartelle di documenti, ritagli di giornale, testi dattiloscritti, lettere e disegni autografi e ben 120 album fotografici. Sono presenti relazioni di ascensioni, carteggi con alpinisti dolomitici e non, ricordiamo qui Bianchet, Hiebeler, Mazeaud, Sanmarchi e Berti, oltre a corrispondenze con club alpini e studiosi stranieri. Le fotografie del Fondo Rossi comprendono le Dolomiti, in particolare il gruppo della Schiara, e la zona delle Prealpi e offrono una bellissima panoramica dei paesaggi montani bellunesi fra gli anni ’50 e ’80 diventando di fatto una testimonianza fotografica delle imprese alpinistiche di quegli anni. La fondazione Angelini si sta occupando della valorizzazione del fondo anche attraverso un progetto specifico in collaborazione con il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
- Toni Sanmarchi (1905-1982), oltre ad essere parte del Corpo Forestale ed alpinista, è stato autore di guide alpinistiche sul gruppo del Col Nudo-Cavallo, sulle Dolomiti del Cadore e tra gli ideatori e i curatori delle prime pubblicazioni sulle “Alte Vie” nelle Dolomiti. La sua donazione, giunta in Fondazione grazie al legame di amicizia con Giovanni Angelini, è costituita soprattutto da documentazione fotografica, stampe, diapositive e negativi e cui si aggiunge una piccola parte di opere a stampa, periodici, cartografia e materiale preparatorio alle pubblicazioni. Sanmarchi fu un grande percorritore di sentieri e la collezione di oltre 6000 fotografie e diapositive testimonia la sua passione per le terre alte e ci offre la possibilità di studiare l’evoluzione dei paesaggi forestali dal dopoguerra ad oggi.
- Il fondo di Valentino Angelini (1904-1976) fa parte delle donazioni della famiglia Angelini. Fratello di Giovanni, arrampicò con lui e Silvio Sperti e, specialmente negli anni 1924 e 1925, fu esploratore e pioniere dell’alpinismo sugli Spiz di Mezzodì e in Bosconero, come ben racconta Giovanni Angelini nel suo libro “Pelmo d’altri tempi”. Primario di pediatria all’ospedale Umberto I di Venezia era grande appassionato di montagna e di botanica, tanto da aver creato ad Astragal una “rocaille” con piante provenienti dalle Dolomiti di Zoldo e non solo. Appassionato fotografo, ha lasciato numerose e pregiate fotografie, su lastra e a stampa, riguardanti in particolare il territorio zoldano.
- Le foto che ritraggono il territorio a seguito della tempesta Vaia sono state concesse da studiosi, esperti forestali, ed appassionati locali che si sono recati sui luoghi della tempesta nei giorni e nei mesi successivi l’evento. Questa documentazione fotografica è fondamentale per effettuare un confronto con le immagini raccolte nel corso del Novecento. Attraverso la loro analisi è possibile comprendere le modificazioni del paesaggio alpino e le ragioni profonde dei danni idrogeologici e forestali di Vaia. Si ringrazia per le fotografie: Emanuele Bunetto, Giulia Corradini, Etifor, Paola Favero, Danilo Giordano, Sara Luchetta, Alessandra Masi, Gianni Pais De Gabriel, Romina Riberto.









