Le ferite del paesaggio

La Fondazione G. Angelini porta avanti azioni di divulgazione della ricerca scientifica tramite progetti che riguardano la tutela dell’ambiente e di chi vive e opera in montagna: la lettura degli eventi storici, come quello delle ferite al paesaggio del Bellunese nell’ultimo secolo, ci danno importanti insegnamenti su come trovare un equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo economico.

Che i boschi veneti abbiano subito più volte danni molto gravi già in epoca medievale e moderna non solo per disastri naturali come frane ed alluvioni, ma pure per l’esagerato sfruttamento dell’uomo causato dai forni fusori legati alle attività minerarie e dal crescente fabbisogno di legname da parte dell’Arsenale di Venezia per motivi commerciali e militari, è cosa certa e documentata. Ma in siffatto contesto, due eventi in particolare si impongono alla nostra attenzione in epoca contemporanea, per il forte impatto naturalistico ed antropico e perché richiamano l’uomo alle sue responsabilità: la distruzione causata dalla Grande Guerra e la tempesta Vaia.

In particolare, il recente disastro provocato dalla tempesta Vaia è pari, per entità dei danni inferti, a quello causato dalla Grande Guerra: cause e tempi dei due eventi sono ben diversi, ma riportano comunque a precise responsabilità dell’uomo, dirette nel caso dei tagli devastanti fatti in preparazione e durante la Grande Guerra, indirette tramite i profondi cambiamenti climatici indotti dallo sviluppo economico per i danni da Vaia.

Si tratta di catastrofi molto simili tra loro per entità di danni prodotti, quantificabili in svariati milioni di alberi abbattuti, ma pure molto diverse per tempi e svolgimento, essendo l’una il prodotto di una politica e di una strategia militare durata anni, l’altra lo scatenarsi repentino di fattori climatici durato solo poche ore.

L’accostamento e il confronto di queste due tragedie, sotteso costantemente dall’analisi delle motivazioni e dei comportamenti dell’uomo che le hanno causate o almeno favorite ed innescate, possono essere di grande interesse ed utilità per lo sviluppo di una coscienza civile attenta ai valori della natura e della storia, specie nelle giovani generazioni.

Le testimonianze del gruppo di lavoro

Davide Pettenella

Benedetta Castiglioni

Walter Musizza

Anna Angelini

Sara Luchetta

Sabrina Meneghello

Giacomo Pellegrini

Federica Romagnoli

Maximiliano Costa

Alex Pra

Elena Turro

Valentina Donadel

Young Scientists for Vaia

Archivio Piero Rossi - 1950 caPost Vaia

Hanno contributo al progetto: Anna Angelini, Giacomo Bonan, Thomas Campagnaro, Benedetta Castiglioni, Maximiliano Costa, Iolanda Da Deppo, Valentina Donadel, Sara Luchetta, Elena Maierotti, Sabrina Meneghello, Silvia Miscellaneo, Walter Musizza, Giacomo Pellegrini, Davide Pettenella, Alex Pra, Federica Romagnoli, Tommaso Sitzia, Elena Turro.